n. 123 - Barabba
Barabbas
1953 - Trad. dallo svedese e postfazione di Franco Perelli
I ed.: Marzo 2004
pp. 72 - € 6,50 - ISBN 88-7091-123-3
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Bandito e assassino, condannato a morte per sedizione e omicidio, scelto dalla folla al posto di Gesù, graziato e rilasciato da Pilato: è tutto quello che sappiamo di Barabba dai Vangeli. Che ne sia stato, poi, di quel primo uomo oggettivamente salvato dalla morte in croce di Cristo, nessuno lo dice. È su quel silenzio che Lagerkvist costruisce il suo capolavoro, il romanzo Barabba, rielaborato tre anni dopo nel dramma qui tradotto per la prima volta in italiano, in forma ancora più emblematica ed essenziale. Dieci scene che, come in un Morality Play, scandiscono le tappe fondamentali della sua vita: l’estraneità all’esistenza passata, l’incontro con Lazzaro tornato dal regno dei morti, con Pietro, dolorosamente pentito di aver rinnegato il Maestro nell’ora estrema, con la donna pronta a farsi sua testimone solo per averlo visto passare, con il compagno Sahak, la cui fede semplice trasfigura anche le tenebre della schiavitù nelle miniere, sono quasi stazioni della sua personale via crucis che lo porta dal Golgota, dove assiste turbato alla fine di quell’innocente che muore al posto suo, fino alla prigione a Roma da cui uscirà per subire lo stesso destino. L’impossibile ricerca della fede in quel “figlio di Dio” che si è lasciato infliggere la morte più infame, di un senso in quella salvezza che ha ricevuto senza averla chiesta, in quel sacrificio che non capisce, in quella legge dell’amore in assurdo contrasto con l’efferata realtà quotidiana, fa di Barabba il simbolo dell’umanità davanti al mistero della redenzione e al richiamo di quel messaggio così rivoluzionario da non essere ancora penetrato, nonostante la sua forza e il suo fascino, nella spietata barbarie della Storia. Uomo dei suoi tempi, testimone che non riesce a vedere, e Ognuno di sempre, insaziabile ricercatore della verità che, se non trova salvezza nella fede, la trova forse nel dubbio. |