n. 151- Il Ritratto vivente
Specht en zoon, 2004 – Traduzione dal nederlandese e postfazione di Elisabetta Svaluto Moreolo
I edizione: Settembre 2007
pp. 168 – € 13,00
ISBN 978-88-7091-151-0
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Felix Vincent ha trent’anni e – in nomen omen – è un vincente: felicemente sposato con Lidewij è “il più famoso e pagato ritrattista della sua generazione”. I critici lo giudicano un virtuoso per la sua meticolosa resa della realtà, ma lui ha un’altra visione della sua arte: “Le persone credono che io mi limiti a registrare ciò che vedo, come una raffinata macchina da presa che dipinge. Ma in realtà io mostro loro qualcosa che non vedono.” Il loro vero volto? Il loro io nascosto? Con i ritratti che gli vengono commissionati, Vincent intende comperare Nimmerdor, la grande casa nel bosco, in cui vive con Lidewij e ha il suo studio. Ma nel frattempo ha anche acquistato un’enorme, preziosa tela di lino, per dipingervi un soggetto originale: una Pietà, forse, come confida alla conturbante giornalista Minke Dupuis, ex compagna di scuola e molto di più. Ma il destino ha deciso altrimenti. Un giorno bussa alla sua porta Valéry Specht, controverso e ricchissimo erede di un’impresa di dragaggio, notorio frequentatore di uomini. Sa che Felix dipinge solo dal vivo, ma è venuto a supplicarlo di ritrarre suo figlio Singer, che è morto. Ha con sé foto e un video del ragazzo: se Felix accetterà di ricrearlo sulla tela, dice sibillino, “salverà una vita”. Specht, padre? E com’è morto Singer? Domande a cui però Felix non cerca una risposta, e non solo per il lauto compenso che Specht gli ha promesso. Ecco, dunque, chi diventerà la grande tela: un figlio amato, come quello che Lidewij porta in grembo… Forse. Perché il destino è di nuovo pronto a rimescolare le carte. La realtà non è quella che appare. Forse neanche l’essere umano, con il suo groviglio di aspirazioni, sogni d’eternità, passioni – amore, amicizia, eros, tradimento – e il suo bisogno di dare una risposta alla domanda: chi sono io?