TORNA IN HOME PAGE


PROSSIME USCITE
 
L'autore
KADER ABDOLAH

Kader Abdolah (Iran, 1954) ha pubblicato due libri nel suo paese prima di essere costretto all’esilio. Seguendo l’invito delle Nazioni Unite, nel 1988 ha raggiunto l’Olanda come rifugiato politico. Da allora ha scritto e pubblicato in nederlandese: la raccolta di racconti De adelaars (Le aquile, aer Edizioni, 2002) si è aggiudicata il Premio Het Gouden Ezelsoor 1993 per l’opera d’esordio più venduta, fanno seguito una seconda raccolta, De meisjes en de partizanen (Le ragazze e i partigiani, 1995) e i romanzi tutti puibbblicati o in pubblicazione da Iperborea. Ha una rubrica su uno dei più importanti quotidiani olandesi.

n.163

LA CASA DELLA MOSCHEA

Het huis van de moskee, 2005 – Traduzione dal nederlandese
e postfazione di Elisabetta Svaluto Moreolo
I edizione: Settembre 2008
pp. 530 – € 19,50
ISBN 978-88-7091-163-3

 



Dopo aver viaggiato nel passato di Calila e Dimna e nel presente del Sudafrica e della sua anima, Kader Abdolah ci riporta nella Persia di Scrittura cuneiforme e al cuore pulsante della sue radici: la casa della moschea. Una casa avita, che conserva l’eco di riti familiari, di tradizioni centenarie, che forma un unicum con la moschea accanto alla quale sorge fino a legare indissolubilmente il proprio destino a quello del luogo sacro e alle sorti dell’Iran. Con immutata e vitale passione per l’arte del narrare, Abdolah dipinge tra quelle mura un affresco multicolore, in cui nell’atmosfera di un mito che si stempera nella realtà, ritrova con spirito riconciliato figure che i suoi lettori hanno profondamente amato: Kazem Khan, Aga Akbar e lo stesso Ismail sotto nuove spoglie. La cronaca delle loro esistenze, e di quelle dei loro nuovi compagni di viaggio, è un filo delicato che intreccia – nella leggerezza della fiaba, nella nostalgia degli affetti perduti e nella crudeltà della violenza – quello della Storia. All’ombra dei minareti si allacciano amori, si tessono intrighi, mentre la religione si trasforma in una spietata arma politica e sull’Iran si addensano le nubi della rivoluzione islamica e della guerra. Nella Casa della moschea Abdolah torna così a farsi cantore di vicende che hanno segnato per sempre il nostro tempo e, senza sottrarsi alla scabrosità della sua personale esperienza, dà nuova prova della sua capacità di coniugare autobiografia e letteratura, di raccontare con occhio denudato l’animo umano, di leggere, anche attraverso preziosi ricordi di avvenimenti e spaccati forse inediti, la storia del suo Paese. Ma soprattutto ridona voce alla sua dolente pietà per gli umiliati e i vinti, offrendo l’alta testimonianza di una passione umana e civile di antigoniana memoria.
L'autore
JOHAN HARSTAD

Johan Harstad, nato a Stavanger nel 1979, ha debuttato nel 2001 con la raccolta di testi Herfra blir du bare eldre (Da qui in avanti puoi solo invecchiare), seguita dai racconti Ambulansen (L’ambulanza, 2002). Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? è il suo primo romanzo, che lo ha rivelato ai lettori della Norvegia e di tutta la Scandinavia ed è tradotto tra l’altro in tedesco, olandese, finlandese, francese, russo e coreano.

n.164

CHE NE È STATO DI TE, BUZZ ALDRIN?

Buzz Aldrin, hvor ble det av deg i alt mylderet?, 2005
Trad. dal norvegese e postfazione di Maria Valeria D'Avino
I edizione: Ottobre 2008
pp.520– € 19.50
ISBN 978-88-7091-164-03

 


In un mondo in cui tutti vorrebbero trovarsi sotto la luce dei riflettori per un giorno, un’ora, o almeno qualche minuto, c’è chi aspira solo all’oscurità e al silenzio. Non tutti vogliono essere il numero uno, spiega a se stesso e agli altri Mattias, il cui idolo è l’astronauta Edwin “Buzz” Aldrin, il secondo uomo sulla luna e il valoroso capitano del modulo lunare: lui sì una ruota ben funzionante nell’ingranaggio, come anche Mattias si augura di diventare. Per questo ha scelto il lavoro tranquillo del giardiniere, la compagnia di pochi amici e di una fidanzata amatissima e si prepara a vivere un’esistenza piena e soddisfacente anche se – o proprio perché – trascorsa nell’ombra. Un giorno però l’idillio si spezza: il vivaio fallisce, la fidanzata lo lascia e l’orizzonte che Mattias si è costruito si rivela di colpo troppo angusto per lasciargli una via d’uscita. Per fortuna l’amico Jørn, leader di un gruppo rock, lo arruola per un concerto nelle isole Faroe nella segreta speranza che l’amico torni a far sentire la sua fantastica voce. Ma Mattias non è ancora pronto per la ribalta. Per lui la tournée si interrompe ancora prima di cominciare. Confuso e dolorante, si sveglia in piena notte su una strada deserta, con una ingente somma di denaro in tasca e nessun ricordo dell’accaduto. Soccorso dallo psichiatra Havstein, Mattias si unirà a lui e alla sua piccola comunità di ex pazienti ospitata in una vecchia fabbrica dismessa. È in questa natura fatata e solitaria, fatta di pochi colori lancinanti – dal verde incessante e senza alberi al rosso sangue del mare durante la rituale caccia alla balena – che Mattias conosce finalmente la discesa agli inferi di un passato troppo doloroso per essere ricordato e la successiva risalita alla vita adulta, alla responsabilità di se stesso, degli altri, dell’amore.